Ambiente e Trasporti

Terre da scavo/1. Le Regioni frenano sul nuovo regolamento: prima completiamo le valutazioni tecniche

Giuseppe Latour

Le Regioni fanno muro contro l'iniziativa (a sorpresa) dell'esecutivo di portare in Conferenza unificata il nuovo testo che regolerà la gestione dello smarino

Stop all'accelerazione del Governo sulle terre da scavo. Le Regioni fanno muro contro l'iniziativa (a sorpresa) dell'esecutivo di portare in Conferenza unificata il nuovo testo che regolerà la gestione dello smarino. I governatori preferiscono aspettare gennaio, quando sarà stato completato il processo di consultazione attivato dal ministero dell'Ambiente. Di certo, allora, i tempi per vedere il varo della nuova normativa si allungano. Anche perché la frenata arriva dopo le osservazioni negative di diverse associazioni di imprese.

A spiegare cosa è successo in Conferenza è l'assessore lombardo all'Ambiente, Claudia Maria Terzi: «Ancora una volta il Governo ha dimostrato un atteggiamento che ignora e mortifica le istanze delle Regioni». L'esecutivo, infatti, ha portato lo scorso 17 dicembre a sorpresa in Conferenza la bozza di Dpr sulla «Disciplina semplificata della Gestione delle terre e rocce da scavo», approvata in Consiglio dei ministri in maniera preliminare. Il problema è che, al momento, c'è in corso una procedura di consultazione pubblica: i soggetti interessati potevano fare le loro osservazioni sul testo fino al 19 dicembre. L'esecutivo, in sostanza, ha provato a bruciare le tappe, per acquisire il parere dei governatori e chiudere rapidamente il provvedimento.

Così, spiega Terzi: «A sorpresa, nonostante i pareri tecnici di ministero e Regioni andassero nel verso opposto, la parte politica ministeriale ha deciso di mettere all'ordine del giorno della commissione politica del 17 dicembre un decreto incompleto, impedendo di fatto alle componenti tecniche delle Regioni di valutare le importanti osservazioni che perverranno dai diversi portatori di interesse e dalle associazioni di categoria e le relative variazioni del testo che i ministeri vorranno apporre, dimostrando di ignorare le voci dei territori e degli operatori».

Questo strappo, però, non è stato accettato. Prima di pronunciarsi in maniera definitiva sul testo, bisognerà aspettare che tutti i soggetti interessati dicano la loro. «Tale decreto, che avrà un grosso impatto sulle imprese che si occupano di edilizia e di infrastrutture, è stato inviato pochi giorni fa alle Regioni, affinché potessero valutarne i contenuti tecnici. Data la complessità del testo le Regioni e i tecnici del ministero hanno ritenuto necessario prevedere ulteriori incontri, per perfezionare il documento, stabilendo di aggiornarsi a gennaio, in modo da poter valutare anche le Osservazioni del pubblico che possono essere presentate fino al 19 dicembre». In sostanza, «abbiamo chiesto e ottenuto di non discutere il Dpr fino al completamento di tutte le analisi tecniche e politiche e, soprattutto, almeno fino alla conclusione della consultazione pubblica».


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