Ambiente e Trasporti

Autorità Trasporti: «Uber non va vietato, ma regolato: tariffe, assicurazione, qualità»

Giuseppe Latour

Audizione in Senato del presidente Andrea Camanzi: «Serve una norma di legge per garantire trasparenza e standard minimi»

Avviare finalmente la regolazione dei servizi di trasporto innovativi, come Uber. Andrea Camanzi, presidente dell'Autorità di regolazione dei trasporti, in audizione presso la commissione Industria del Senato sul Ddl concorrenza, ha ribadito la posizione che la sua Authority sostiene ormai da mesi: le applicazioni utilizzabili via smartphone non vanno vietate ma regolamentate, perché aprono un nuovo mercato, che non ha nessuna concorrenza con altri servizi affini, come taxi e noleggio con conducente (Ncc). Per questo, sarebbe opportuno inserire nel disegno di legge un pacchetto di norme che, finalmente, si prenda carico di affrontare il problema.

Il presidente parte dall'atto di segnalazione con il quale, lo scorso 4 giugno, l'Autorità ha sollevato il tema dei "Servizi tecnologici per la mobilità" (Stm). «Replicando comportamenti ed interfacce-utente, ampiamente in uso nei social networks – spiega Camanzi -, le tecnologie touch-screen applicate a smartphone e tablet hanno cambiato profondamente le abitudini delle persone. Vi è una nuova domanda di mobilità a costi sostenibili che non trova risposte né nell'attuale trasporto pubblico di linea, né nei contigui ma distinti mercati del servizio di taxi e di noleggio con conducente (Ncc). A fronte di questa domanda, sono disponibili nuovi servizi in grado di soddisfarla».

Per il regolatore è fondamentale far emergere questo mercato e far sì che domanda e offerta di nuovi servizi di mobilità delle persone si incontrino in modo trasparente. Nello specifico, «nella nostra ricostruzione abbiamo distinto i servizi tecnologici per la mobilità che offrono forme di condivisione di servizi di trasporto "di cortesia", dai servizi di intermediazione su richiesta e con finalità commerciale». Solo per questi ultimi, che presuppongono un margine di profitto, è necessaria una regolazione.
L'Autorità aveva ipotizzato una proposta di legge, che contemplava ad esempio l'obbligo di fissare i corrispettivi in modo trasparente e di registrare le piattaforme presso la propria Regione di riferimento, fornendo tutti i dati necessari all'esercizio di funzioni di vigilanza. «A tutela del trasportato sono previste, fra l'altro, una assicurazione aggiuntiva rispetto a quella obbligatoria, la verifica periodica dell'efficienza dell'auto, l'adozione di una carta della qualità dei servizi e l'adesione a metodi di risoluzione alternativa delle controversie», spiega ancora Camanzi.

Questa posizione dell'Autorità, negli ultimi mesi, non è rimasta isolata ma è stata corroborata «dal succedersi, in Italia e all'estero, di numerose pronunce della magistratura», che vanno nella stessa direzione.
Insomma, c'è un vuoto normativo da colmare. Che coincide con numerosi problemi delle attuali norme su taxi ed Ncc. Anche la loro disciplina, infatti, «necessita di un aggiornamento». In questo caso «le proposte dell'Autorità muovono dal presupposto che questo mercato mantenga l'attuale connotazione di servizio pubblico e che, tuttavia, debba essere liberato da taluni vincoli amministrativi e aperto maggiormente alla concorrenza». Su tutto questo il Ddl concorrenza dovrebbe intervenire.


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