Ambiente e Trasporti

Riciclo di materiali da edilizia, in Italia solo il 10%, ma nel 2020 bisogna arrivare al 70

Alessandro Arona

Il Rapporto Recycle di Legambiente: rassegna di casi virtuosi di riutilizzo di materiali per fare bitume o inerti per opere pubbliche

Ogni anno vengono prodotti in Italia 45 milioni di tonnellate di rifiuti inerti, e cioè gli scarti e le rimanenze di materiali da costruzione o materiali derivanti da demolizioni, costruzioni e scavi. Nonostante si tratti (previa analisi) di rifiuti poco o per nulla inquinanti, e nonostante esistano tecnologie che consentono di riciclare tali materiali per reimmetterli nel processo edilizio come inerti (al posto di ghiaia o terra), in Italia solo il 10% dei rifiuti da edilizia viene riciclato, contro il 90% dell'Olanda, l'87% del Belgio, l'86% della Germania. In Italia esiste solo una regione virtuosa, il Veneto, ma quasi tutte le altre hanno dati poco sopra lo zero, o comunque inferiori al 10%.
Eppure bisogna muoversi, perché la direttiva europea 2008/98/Ce impone che il livello di riciclo di rifiuti da edilizia salga in tutti i paesi membri almeno al 70% entro il 2020.

A fare il punto sul riciclo in edilizia è il primo rapporto «Recycle», elaborato da Legambiente, che viene presentato oggi a Rimini dal vicepresidente Edoardo Zanchini.
«Recycle: la sfida nel settore delle costruzioni» - Primo rapporto dell'Osservatorio Recycle: l'innovazione nei cantieri e nei capitolati per ridurre il prelievo da cava e l'impatto sull'ambiente».

Il rapporto fa una interessante rassegna di appalti "virtuosi", casi cioè dove è stato richiesto dalle stazioni appaltanti o proposto dalle imprese un elevato utilizzo di inerti derivanti da riciclo. Da edilizia, ma anche in alcuni casi riciclo di pneumatici usati per produrre "bitume riciclato".

«L'Italia - sostiene Legambiente - ha la possibilità di aprire una nuova pagina nel settore delle costruzioni. Ridurre il prelievo di materiali e l'impatto delle cave nei confronti del paesaggio è una questione importante nel nostro Paese, perché sono tante le ferite gravissime ancora aperte nei territori. Oggi è possibile dare risposta a questi problemi, lo
dimostrano i tanti Paesi dove ormai da anni si sta riducendo la quantità di materiali estratti con una forte spinta al riutilizzo di rifiuti aggregati e inerti provenienti dal recupero, oltre che con regole di tutela del paesaggio e gestione delle attività».
«In Italia - spiega Legambiente - esistono oggi circa 2.500 cave da inerti e almeno 15.000 sono abbandonate, di cui oltre la metà sono ex cave di sabbia e ghiaia. Cambiare questa
situazione, aprendo un filone di green economy che produce ricerca, innovazione e posti di lavoro, è nell'interesse del sistema delle imprese e dell'ambiente».
«Oggi - prosegue l'associazione ambientalista - non esistono più motivi tecnici, prestazionali o economici per non utilizzare materiali provenienti da riciclo nelle costruzioni. Le esperienze raccontate in questo Rapporto descrivono cantieri e capitolati dove queste innovazioni sono già state portate avanti. E dimostra come se si fa riferimento a norme codificate basate sulle prestazioni, i materiali da riciclo e recupero di aggregati risultano assolutamente competitivi sul piano tecnico e anche del prezzo».

Arrivando al 70% di riciclo, come previsto dalla direttiva, si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di chiudere almeno 100 cave di sabbia e ghiaia per un anno.

Tuttavia il rapporto sostiene che «spesso i capitolati sono una barriera insormontabile per gli aggregati riciclati. In molti capitolati è previsto l'obbligo di utilizzo di alcune categorie di materiali e di fatto ne è impedita l'applicazione per quelli provenienti dal riciclo».
Il rapporto cita però casi che dimostrano l'efficacia degli aggregati riciclati e degli asfalti derivati dal riutilizzo di pneumatici usati. Ad esempio gli appalti per il Palaghiaccio di Torino, il nuovo Molo del Porto di La Spezia, il Passante di Mestre alcuni lavori all'Aeroporto di Malpensa. «La Provincia di Trento - scrive Legambiente - è uno dei migliori esempi in Italia vista la pubblicazione di un capitolato tecnico per l'uso dei
riciclati nei lavori di manutenzione pubblica, con le schede prodotto e l'elenco prezzi, destinato proprio a promuovere tra gli addetti ai lavori questo tipo di materiali».

Legambiente assegna un ruolo importante ai capitolati, al fatto che consentano e anche promuovano l'utilizzo di materiali riciclati per i lavori pubblici. Per questo ha elaborato e proposto un «capitolato speciale d'appalto Recycle », preparato in collaborazione con Atecap, Eco.Men ed Ecopneus.

Legambiente denuncia però l'inerzia del governo nello stimolare l'attuazione della direttiva 2008/98/Ce, pur recepita dal Dlgs 205/2010 ma non seguita dai decreti attuativi e dalle azioni di stimolo per favorirne l'applicazione.
Già il Dm 203/2003 prevedeva di coprire con il 30% del fabbisogno di manufatti e beni attraverso materiali riciclati, ma Legambiente denuncia come questo non avvenga quasi mai.

«Abbiamo davvero - conclude Legambiente - la possibilità di far crescere una moderna filiera delle costruzioni in cui siano le stesse imprese edili a gestire il processo di demolizione selettiva degli inerti provenienti dalle costruzioni in modo da riciclarli invece che conferirli in discarica. Governo e Regioni devono aiutare questo processo con leggi che obblighino a utilizzare una quota di inerti provenienti dal recupero in tutti gli appalti pubblici».


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