Ambiente e Trasporti

Dissesto/1. Dal piano del governo per la difesa del suolo cantieri in corso per solo 430 milioni

Giuseppe Latour e Mauro Salerno

Al traguardo dei lavori 408 interventi. Opere per altri 340 milioni in fase di aggiudicazione - Grassi (Unità di Missione): messo in moto un sistema mai sperimentato prima in Italia

Circa 430 milioni di lavori in cantiere. Più di 340 milioni di opere in fase di aggiudicazione. Progettazioni completate per 330 milioni. E 1,3 miliardi di interventi da avviare.
A un anno e mezzo dall'avvio dell'Unità di missione di Palazzo Chigi per il contrasto al dissesto idrogeologico (aprile 2014), è possibile tirare un primo bilancio sull'attivà svolta finora. Il piano stralcio per le aree metropolitane e i nuovi accordi di programma sono i pilastri del lavoro futuro. Per il presente, invece, il gruppo guidato da Mauro Grassi ha puntato sullo sblocco e il completamento di lavori già finanziati ma zavorrati da problemi che ne impedivano il decollo.

LA MAPPA DEGLI INTERVENTI PER FASE ATTUATIVA REGIONE PER REGIONE

PIANO STRALCIO AREE METROPOLITANE: IL DECRETO E I CANTIERI FINANZIATI

Componendo una mappa di questa attività, emergono con forza soprattutto alcuni dati. Il primo riguarda la quantità di progetti arrivati al traguardo del cantiere. Nei suoi bilanci l'Unità di missione parla di 642 progetti avviati per un valore di un miliardo. Intendendo con "avviati" i progetti arrivati almeno alla fase del bando (risorse impegnate). Spulciando i dati si trovano indicazioni più precise. Distinguendo tra le varie fasi si scopre che i progetti effettivamente in fase di cantiere sono 408 per un valore di 429,9 milioni. Mentre altri 166 interventi (valore 343,5 milioni) sono stati aggiudicati ma non ancora arrivati al cantiere. Altre 128 opere (per 330 milioni) si trovano un passo ancora più indietro: hanno concluso la fase progetuale ma devono essere ancora mandate in gara.

Ci sono poi forti differenze a seconda delle Regioni: in alcune aree, come la Campania, i progetti sono ancora quasi tutti nei cassetti delle amministrazioni. Ma c'è anche da sottolineare la grande difficoltà che le strutture del Governo hanno trovato nel rimettere ordine in una matassa intricatissima. Gli archivi di ministeri e Regioni non consentivano, fino a poco tempo fa, di conoscere la situazione degli interventi in corso. Così, rispetto alle opere censite all'inizio, tra doppioni e lavori riferiti ad ambiti differenti sono svaniti 1,5 miliardi. Fatto non da poco. Se fino a poco tempo fa l'Unità di missione valutava in 2,8 miliardi (o poco meno) l'ammontare dei progetti da rimettere in moto, ora quel totale si è rimpicciolito a 1,3 miliardi. E tra sovrapposizioni di progetti e errori di attribuzione questo valore rischia di sgonfiarsi ancora.

Al momento ci sono sul tavolo del gruppo di lavoro guidato da Mauro Grassi interventi per 2,4 miliardi di euro, sparsi in tutta Italia. Più della metà di questi sono ancora da avviare: si tratta di 1,3 miliardi di euro, ancora fermi alla fase di progettazione. Il 13,6% degli interventi, invece, ha una progettazione già completa: sono altri 330 milioni di euro.
Una percentuale simile (14,2%) di opere ha completato la fase di aggiudicazione, ma non è ancora approdata in cantiere: sono 343 milioni. Infine, per chiudere il cerchio, ci sono i 429 milioni di euro di cantieri aperti o in fase di chiusura, il 17,8% del totale (qui i dettagli regione per regione ).

A fare questo bilancio, allora, viene fuori che gli interventi cantierati non sono ancora molti, ma che la macchina è stata avviata, come sottolinea anche il capo dell'Unità di missione di Palazzo Chigi, Mauro Grassi: «Non bisogna tanto guardare i fondi che abbiamo sbloccato, ma piuttosto il fatto che abbiamo avviato un'operazione mai fatta prima, tramite il coordinamento delle Regioni, il controllo, le semplificazioni, l'animazione di un sistema che non esisteva».

A dimostrare plasticamente il cambio di passo, secondo Grassi, sono soprattutto le banche dati. Le opere del piano stralcio aree metropolitane, in avvio in queste settimane, saranno monitorate tramite un sistema della Ragioneria generale dello Stato. Ed è un inedito, visto che finora i tecnici del settore hanno lavorato su banche dati costruite con elementi inviati da ministeri e Regioni.

«Gli archivi che avevamo a disposizione erano spazzatura – dice Grassi -. Erano piene di doppioni e di opere riferite ad ambiti diversi, come le bonifiche, le risorse idriche o gli interventi forestali».

Quello delle banche dati non è solo un problema burocratico. Lo si capisce guardando quello che è avvenuto ai conteggi dell'Unità di missione. Appena insediata, la struttura aveva messo mano a questi caotici archivi e aveva messo sotto la lente importi di lavori già finanziati e da sbloccare per poco meno di quattro miliardi.
Queste cifre, però, con il passare dei mesi si sono rivelate virtuali. Perché, andando a depurare gli elenchi dai doppioni e dalle opere che non avevano niente a che fare con il dissesto idrogeologico, gli importi si sono ridotti in modo consistente: stando all'ultimo monitoraggio disponibile, quei quattro miliardi sono dimagriti di circa 1,5 miliardi. E non è detto che non possano esserci riduzioni ulteriori, dal momento che per alcune Regioni (Sicilia, Puglia e Campania) gli elenchi sono ancora da ripulire.

Questi numeri, di fatto, sono solo la prima parte di un processo molto più articolato. Oltre a lavorare sull'attuazione dei vecchi interventi, infatti, l'Unità di missione in queste settimane è impegnata almeno su due altri fronti. Il primo riguarda il piano stralcio aree metropolitane, inserito in un Dpcm di prossima approvazione: una quota di queste opere dovrà essere finanziata con la prossima legge di Stabilità. Dopo l'approvazione dello stralcio, poi, si aprirà la partita dei nuovi accordi di programma. Sono già in calendario le prime riunioni tra Palazzo Chigi e Regioni per cominciare a ragionare sugli interventi da inserire nel programma pluriennale di messa in sicurezza dei nostri territori. In questo contesto, il Governo potrebbe scegliere di fare ricorso a un secondo stralcio, per anticipare una quota di opere avviando già nei prossimi mesi il loro finanziamento. Senza dimenticare che al Senato è in dirittura d'arrivo il collegato ambiente: contiene il fondo per la progettazione degli interventi di contrasto al dissesto


© RIPRODUZIONE RISERVATA