Ambiente e Trasporti

Acqua, investimenti in aumento del 18%: ma spesa ancora lontana dal fabbisogno

Alessandro Arona

Il trend di crescita trova riscontro dai dati effettivi, a consuntivo, raccolti da Utilitalia e presentati ieri al festival dell'acqua a Milano

Gli investimenti nel settore idrico (captazione, acquedotti, fognature, depuratori) stanno davvero aumentando: +18% nella sola componente ripagata dalla tariffa, al netto dei contributi pubblici, dai 1.189 milioni di euro del 2014 ai 1.399 del 2014. Finora la convinzione che una ripresa nel settore fosse in atto si basava sulle previsioni dei piani d'investimento approvati dall'Autorità di settore, ora invece per la prima volta il trend trova riscontro dai dati effettivi, a consuntivo, raccolti da Utilitalia. Catia Tomassetti,vice-presidente dell'associazione delle utility locali (le società di gestione dei servizi pubblici locali) ha infatti presentato ieri a Milano, al Festival dell'acqua, i principali dati della ricerca effettuata nei mesi scorsi da Utilitalia.

Tuttavia il livello assoluto degli investimenti ha per ora recuperato solo quanto perduto nei due anni precedenti, e la spesa per abitante, 34 euro all'anno, resta lontana dalla media Ocse di circa 100 euro, e lontana dal fabbisogno italiano di circa 80 euro/abitante. Inoltre il Sud Italia, che avrebbe più bisogno di investimenti, è fermo a 22 euro/abitante e il processo di attuazione della legge Galli, pur reso obbligatorio dallo Sblocca Italia, si muove a passo di lumaca. E anche al Centro-Nord, dove pure lo Sblocca Italia sta producendo aggregazioni vere negli ambiti che ancora avevano gestioni frammentate (Brescia, Varese, Como, Savona, Rieti) un intoppo normativo starebbe in alcuni casi fermando le fusioni tra imprese.
L'allarme, ieri al Festival dell'acqua, a Milano, è venuto soprattutto dal presidente di Utilitalia Giovanni Valotti (presidente della milanese A2A): «La situazione del settore non è così rosea come a volte ci piace dipingerla».

Ma torniamo prima ai dati. La ricerca di Utilitalia si basa sui dati effettivi di bilancio 2014 di un campione di 51 gestori idrici, che coprono circa il 54% della popolazione italiana, e poi su questa base i ricercatori hanno stimato l'investimento anche di tutti gli altri gestori. Lo studio calcola dunque che gli investimenti idrici nel 2014 siano saliti a 1.834 milioni complessivi, +7% sul 2013, di cui 1.399 milioni per la parte coperta da tariffa (è il dato più significativo, salendo da 1.189 a 1.399 milioni, + 18%) e 434 milioni coperti da contributi pubblici ( da 443 a 434). La crescita rispetto ai due anni di magra post referendum (il 2012 e 2013) c'è, ma 1,3/1,4 miliardi di investimenti è un dato che il settore aveva già raggiunto nel 2008-2011.

La spesa per abitante è risalita a 34 euro per quanto riguarda gli investimenti totali, un dato superiore alla serie storica dal 2008 (l'anno migliore fu il 2008 con 31 euro), a 27 euro/abitante al netto dei contributi pubblici, anche questo un dato record (anno migliore il 2008: 25 euro/abitante).
Questi dati, segnala lo studio, sono circa il 5% in meno di quanto previsto nei programmi, il 18% in meno al lordo dei contributi pubblici, dati incoraggianti rispetto agli scostamenti record del passato, quando gli aumenti tariffari scattavano sulla base dei soli programmi di investimento, e non sulla spesa effettiva come oggi.
I 34 euro per abitante, segnala Utilitalia, restano però lontano dai dati medi dei paesi Ocse compresi tra 80 e 120 euro, e lontani da quanto sarebbe necessario all'Italia - almeno 80 euro - per colmare i suoi deficit infrastrutturali (perdite d'acqua al 32%, 9% degli abitanti senza fognature, 21% senza depuratori, 9% soggetti a interruzioni di sevizio). Inoltre il Sud resta molto indietro: 22 euro/abitante nel 2014 contro i 42 del Centro e 36 del Nord, 12 euro al netto dei contributi, contro i 37 euro del Centro e 30 al Nord.

«La situazione del Sud è disastrosa» denuncia il presidente di Utilitalia Giovanni Vallesi. «In Sicilia - prosegue - ci sono sei abitanti su dieci senza depuratori, scaricano direttamente in fiumi, corsi d'acqua, nel mare. Una situazione da terzo mondo. Già l'Italia paga 200 milioni di euro l'anno alla Ue per le due procedure di infrazione sui depuratori, con la nuova avviata nel 2014 rischiamo di arrivare a 600 milioni». «E anche il processo di definizione e costituzione degli enti di governo d'ambito, imposto dallo Sblocca Italia, per poi fare gli affidamenti unici - aggiunge Valotti - si sta muovendo al Sud con scoraggiante lentezza».

Anche il presidente dell'Autorità Energia Acqua Guido Bortoni, dopo aver ricordato il concetto già espresso nella relazione di giugno, e cioè che per aumentare gli investimenti il nuovo regime tariffario non basta, è fondamentale procedere alle aggregazioni delle gestioni (i gestori sono ancora oltre duemila: 115 gestori ex legge Galli, 168 gestioni residue, 1.957 gestioni comunali in economia), ebbene lo stesso Bortoni si è scagliato con forza contro la legge regionale approvata dalla Sicilia ad agosto, che favorisce gli affidamenti in house fissando un tetto di nove anni per le gestioni private o pubblico-private. «Certezza e stabilità- ha detto Bortoni - risultano minate dalle iniziative prese da alcune regioni a statuto speciale, che hanno inteso introdurre un assetto normativo e regolatorio del settore idrico del tutto autonomo e differente da quello nazionale, favorendo così rilevanti contenziosi». Il governo, come da noi già segnalato, farà a breve ricorso contro questa legge siciliana.
«Stupisce - aggiunge Bortoni - che questo avvenga proprio nella regione più colpita dalle procedure di infrazione e che più avrebbe bisogno di investimenti».

Ad avere problemi sembra però essere anche il Nord. Il presidente di Utilitalia Valotti segnala un problema interpretativo legato alla norma dello Sblocca Italia che, modificando l'articolo 172 del Dlgs 152/2006, impone entro il 30 settembre 2015 l'affidamento a un gestore unico all'interno degli Ato, lasciando però in vita fino a scadenza le gestioni già affidate in base alla legge Galli. Si tratta di situazioni che Valotti conosce bene, perché lo coinvolgono come presidente di A2A. «Secondo i nostri giuristi - spiega- la salvaguardia delle gestioni esistenti non vieta a un gestore legittimo di aggregarsi ad altri gestori dell'Ato per dare vita a una società unica. È quanto avevamo deciso di fare noi di A2A a Brescia insieme agli altri gestori della provincia. Ma i legali dell'Ato hanno ritenuto invece che questa fusione fosse vietata da quella norma, e hanno dunque deciso prima di formare una nuova società senza A2A, mettendo poi in gara la metà del capitale fra circa un anno, ma senza mai aggregarsi con A2A, salvo alla scadenza del contratto, nel 2031. Ma questo sarebbe assurdo, se vogliamo le aggregazioni dobbiamo consentire a chi vuole fondersi di farlo subito, senza aspettare le scadenza delle concessioni esistenti. Sarebbe opportuno un intervento interpretativo da parte del legislatore, perché queste situazioni riguardano molti Ato, come quelli di Varese e Como».

Tornando al Sud, anche le gestioni già aggregate hanno i loro problemi. La concessione di Aqp, che gestisce il servizio idrico per tutta la Puglia, scade nel 2018, e il direttore Nicola Di Donna segnala una situazione di stallo sul futuro della gestione: «I nostri piani di investimenti vanno necessariamente a calare in vista della scadenza, saranno zero nel 2018. La Regione deve rapidamente dare certezza: o concedere una proroga tecnica per qualche anno, oppure ancora meglio trasferire la proprietà della rete ai Comuni, affinché facciano l'affidamento in house ad Aqp. Inoltre abbiamo gravissime inefficienze nel settore captazione, con l'ente irriguo Puglia, Lucania e Irpinia commissariato da anni: chiediamo che ci venga consentito di assorbire l'ente per fare gli investimenti che servono».

L'altra gestione unificata è quella sarda, e in questo caso Abbanoa, nata nel 2005 ma gestita per anni in perdita e con pochi investimenti, guidata da 11 mesi dall'ex Ad di Cap Holding Alessandro Ramazzotti, ha annunciato un piano di investimenti di 680 milioni di euro in 5 anni, che sarà presentato in dettaglio a Cagliari a metà mese.


© RIPRODUZIONE RISERVATA